La famiglia normativa e la famiglia affettiva

Qual'è l'immagine di famiglia che ci portiamo dentro? Quali sono le nuove regole che vincolano i rapporti tra le persone?

 

Per parlare di famiglia dal punto di vista del lavoro del terapeuta  occorre innanzitutto tenere presente il panorama sociale attuale che ha visto negli ultimi decenni il passaggio dalla così detta famiglia etica alla famiglia affettiva.

La famiglia etica aveva come mandato la trasmissione di valori e di un sistema di regole condivise; era caratterizzata da un "mettere dentro" e da una certa quota di "dolore mentale" derivante dalle regole, dai divieti e dai limiti stabiliti dai genitori, spesso causa di frustrazioni, rinunce, e anche di conflitti con i figli.

La famiglia affettiva svolge, invece, la funzione di trasmettere affetto più che regole o valori/principi condivisi. Questo nuovo modello di famiglia è caratterizzato dal "tirare fuori", ha lo scopo di far crescere i figli felici a tutti i costi abbassando la quota di "dolore mentale" e frustrazione che la coppia genitoriale pensa si possa somministrare ai figli a scopo educativo. All'interno di questo nuovo panorama sociale si può assistere quindi ad una difficoltà da parte dei genitori nel dare limiti e frustrazioni ai figli, allo scopo di evitare il conflitto. La causa di questo atteggiamento diffuso, oltre che essere ricercata in motivazioni individuali e situazioni-specifiche, può essere ricondotta anche alla difficoltà che spesso i genitori si trovano ad affrontare dovendo gestire da soli e al contempo casa, figli e lavoro, mancando spesso il sostegno della famiglia allargata di un tempo, di una rete intorno alla famiglia. Questo può portare i genitori a dedicare ai figli meno tempo di quello che desidererebbero e, a sua volta, ciò può determinare l'insorgere di sensi di colpa e la ricerca di scorciatoie educative che sopperiscano alla mancanza di tempo da passare insieme ai figli.

Sappiamo però che una scarsa esperienza di dolore e di frustrazione alle spalle, a lungo termine non paga. In particolare, in adolescenza può tradursi in una difficoltà nei ragazzi a gestire in modo costruttivo i conflitti tipici di questa età, in quanto la soluzione del conflitto dipende molto dallo stile di vita famigliare e dal tipo di comunicazione presente nella famiglia stessa. Il conflitto "fisiologico" per i ragazzi, infatti, è molto importante poiché contribuisce allo strutturarsi dell'identità e all'autodeterminazione del soggetto.

 

Si sa che il mestiere del genitore è il più difficile di tutti e che diventare genitori è un evento unico e molto importante che ha un forte impatto nella vita di una persona. Un'esperienza così meravigliosa può però essere anche accompagnata da tutta una serie di emozioni contrastanti, dubbi, perplessità, paure, insicurezze non sempre facilmente esternalizzabili o condivisibili con l'altro. I genitori possono essere disorientati di fronte ai cambiamenti che riguardano la relazione di coppia, il nuovo assetto famigliare, le nuove esigenze e bisogni di ciascuno, la relazione d'attaccamento con il bambino e il suo accudimento.

Allo stesso modo anche la crescita del proprio figlio può attivare nei genitori dubbi, difficoltà ed emozioni non sempre facili da comprendere e da condividere. Ci possono essere difficoltà legate ai cambiamenti importanti che il bambino o il ragazzo crescendo si trova ad affrontare e, di conseguenza, anche la famiglia (come i passaggi da una fase evolutiva all'altra: infanzia, preadolescenza, adolescenza...). Possono presentarsi eventi importanti come separazioni, perdite, lutti o problematiche connesse alla gestione del bambino piccolo, o ancora disturbi legati all'apprendimento scolastico, difficoltà alimentari o del sonno, comportamenti oppositivi, gestione di emozioni quali l'aggressività, la rabbia o le paure espresse dal proprio figlio. Comportamenti che possono preoccupare i genitori portandoli a chiedere l'aiuto di uno specialista, "un altro occhio" con cui osservare la situazione specifica.

In questo senso, la possibilità di poterne parlare con un esperto può essere utile per le mamme e i papà. Lo scopo degli incontri con i genitori è infatti quello di offrire loro uno spazio in cui riflettere insieme senza essere giudicati, un momento di ascolto che possa accogliere tutti i dubbi, i pensieri, le domande e le paure nel rispetto delle emozioni di ciascuno per aiutare ad esprimere e comprendere ciò che sta avvenendo. In questo modo la famiglia potrà sentirsi sostenuta e accompagnata nei momenti di difficoltà che possono essere associati ai cambiamenti all'interno del nucleo famigliare.

Si è visto infatti che quando questi sentimenti, dubbi e vissuti non trovano espressione possono verificarsi tensioni o difficoltà nelle relazioni famigliari. Questi incontri aiutano i genitori nella riscoperta e potenziamento del loro ruolo e nella ricerca delle proprie modalità per affrontare, da un punto di vista educativo ma soprattutto emotivo, le problematiche legate alla crescita del loro bambino e/o alla relazione con lui, trovando la risposta più adeguata alle diverse situazioni, sempre nel massimo rispetto dei vissuti di ciascuno.

Il lavoro con la famiglia si concentra sia sul bambino, in quanto spesso portatore di un sintomo di disagio, ma anche e soprattutto sul sostegno specifico alla genitorialità.

L'intervento del terapeuta prevede quindi colloqui con il minore ma anche con i suoi genitori, per arrivare ad una maggiore comprensione del disagio che ha portato quella famiglia a chiedere aiuto, e allo scopo di operare delle "trasformazioni" che possano rimettere in moto i processi evolutivi, sfruttando le risorse del nucleo famigliare. In alcuni casi addirittura il lavoro può essere svolto anche solo con i genitori aiutando il bambino o il ragazzo attraverso di loro.

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