Che cos'è la genitorialità?

Il termine genitorialità è entrato nell'uso del linguaggio psicologico per indicare le interiorizzazioni che accompagnano la funzione biologica dell'essere genitori. Essa non rappresenta un semplice ruolo, bensì una 'funzione', che non coincide necessariamente con la maternità e la paternità biologiche, ma si riferisce alla capacità del ‘prendersi cura'. La genitorialità è una fase dello sviluppo adulto ed indica la capacità di creare, proteggere, nutrire, amare, rispettare e provare piacere per qualcosa o qualcuno oltre se stessi e non comporta necessariamente generare o allevare bambini.

Fava Vizziello (2003) definisce la genitorialità come “una funzione processuale autonoma, risultato dell’interazione fantasmatica e reale tra quel figlio e quel genitore (Stern, 1993), diversa in ogni momento della vita, seppur con una sua stabilità di fondo. Essa svolge una funzione relazionale, contestuale e storica, e preesistente alla nascita di un figlio. Infatti la genitorialità ha a che fare non solo con l’osservazione della relazione che il genitore ha costruito con il figlio, ma anche con l’infanzia del genitore stesso e con le influenze tra le generazioni (Tafà, Malagoli Togliatti, 1998). Il termine genitorialità infatti, rimanda da una parte all'immagine interna che ciascuno ha dei propri genitori, dall'altra alla rappresentazione che ciascuno si costruisce del proprio figlio e di sé stesso nel ruolo genitoriale.

 

FATTORI CHE INFLUENZANO E DETERMINANO LA GENITORIALITÁ
La genitorialità è anche il risultato di una relazione triadica (madre-padre- bambino) ed è condizionata dai modelli culturali, dalla personalità del genitore, dalle relazioni che questo ha avuto come figlio con i propri genitori, dalla coniugalità e cogenitorialità della specifica coppia, ma anche dal temperamento del figlio, dai suoi bisogni specifici legati all’età e da eventuali specifiche problematiche riguardanti il bambino e relative alle diverse fasi evolutive.

Prima ancora che reale la genitorialità, è pensata, fantasmata, elaborata fin dai primi anni di vita come componente fondamentale della persona. Essa inizia a formarsi nell’infanzia quando a poco a poco il bambino interiorizza i comportamenti, i messaggi verbali e non-verbali, le aspettative, i desideri, le fantasie dei propri genitori. Si struttura così nel bambino la rappresentazione di un “genitore interno” frutto delle esperienze reali e fantasmatiche con le figure di attaccamento, che vengono interiorizzate in “modelli mentali interni”.

Essa rappresenta il momento evolutivo più maturo della dinamica affettiva umana in cui convergono tutte le esperienze, le rappresentazioni, i ricordi, le convinzioni, i modelli comportamentali e relazionali, le fantasie, le angosce, i desideri della propria storia affettiva.

 

LA GENITORIALITÁ COME "CRISI EVOLUTIVA"

Questa è una fase della propria crescita psicologica e relazionale che può essere contrassegnata da ambivalenze e difficoltà. Da adulti infatti, l’assunzione della funzione genitoriale comporta spesso un periodo di crisi nell’equilibrio della relazione tra i coniugi, una “crisi evolutiva”, che impone un riassetto dell’organizzazione di personalità di ciascuno (Erikson, 1963; Cramer, Palacio Espasa, 1993). Il modo in cui la coppia si riorganizza affettivamente in relazione alla nascita di un figlio influisce sia sulle modalità con cui ciascun coniuge si assesta nel proprio ruolo di madre e padre, sia sull’interazione fra la mamma e il neonato. Tutto ciò ha un impatto considerevole nella strutturazione della mente del neonato (Norsa, Zavattini, 1997).

Secondo il modello psicoanalitico, che è quello che verrà analizzato in modo specifico in questo articolo, diventare genitore spinge la persona a ricercare la propria storia famigliare passata come in un “viaggio psichico” (Darchis, 2000), intrapreso spesso ancor prima della nascita del bambino, in cui il genitore riprende in mano la propria storia famigliare per poter costruire una nuova famiglia, differenziata dalla propria famiglia d’origine.

 

L'IMPORTANZA DEL PASSATO E DEL FUTURO
Il processo d’instaurazione della genitorialità genera nell’individuo una “crisi strutturante e maturativa” (Recamier, 1961). Durante la gestazione il futuro genitore rievoca l’esperienza famigliare passata e il contenimento ricevuto da piccolo per riorganizzare la propria identità e il proprio posto, sia a livello coniugale, sia a livello famigliare che transgenerazionale. Durante la gravidanza la mente del futuro genitore subisce una ristrutturazione recuperando le proprie radici per legarsi ad esse al fine di separarsene meglio. Vengono riattivati schemi relazionali della propria infanzia, per cui ciascuno al contempo si identifica con i propri genitori e tende ad identificare il proprio figlio con il se stesso bambino. Il futuro genitore va alla ricerca del bambino che è stato e che avrebbe voluto essere, rievocando anche le sensazioni legate al soddisfacimento dei propri bisogni infantili, al fine di creare uno spazio per il bambino che verrà e per i suoi bisogni. La riproposizione del passato non è però sempre positiva: si può assistere infatti, ad una ripetizione delle costanti relazionali negative, quando sono presenti elementi di sofferenza non elaborati nell’infanzia dei due genitori.

Allo stesso tempo la persona va alla ricerca di ciò che per lui significa essere genitore in base ai genitori che ha avuto e a quelli che avrebbe voluto avere, per costruire, in un processo di differenziazione rispetto ad essi, la propria identità di neogenitore. L’arrivo di un figlio significa anche proiettarsi nel futuro, sfruttando l’opportunità offerta dal nuovo legame col bambino per riprogettare la rete d’investimenti e significati affettivi dando loro un risvolto nuovo e positivo. Questo periodo offre spesso l’opportunità di ridefinire i legami con i propri genitori, in un processo di riavvicinamento o di messa a distanza.

Se le relazioni infantili e la “base d’appoggio famigliare” del genitore sono state sufficientemente buone, la sicurezza interiore che ne deriva permette in lui la creazione di uno spazio per il bambino e l’assunzione del ruolo genitoriale, e al contempo l’elaborazione del lutto della propria posizione di figlio per assumere quella di genitore (Darchis, 2000).

 

IL LEGAME CON IL BAMBINO
Ovviamente anche il neonato con le sue caratteristiche di temperamento (più o meno vitale, tranquillo, facilmente consolabile, più o meno attivo e responsivo) è parte integrante della “nuova formazione psichica” che caratterizza il passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale (Norsa, Zavattini, 1997).

La costruzione del legame con il bambino, in particolare, avviene in tre diversi stadi (Darchis, 2000):

   1. Innanzitutto il legame genitore-figlio avviene nella realtà, quando il neogenitore realizza che “questo bambino” neonato è “mio figlio”. Il genitore integra la propria identità di padre o madre in corrispondenza dell’attribuzione di identità al neonato della realtà, che da estraneo e sconosciuto diventa famigliare. In questa fase si assiste spesso all’attribuzione di somiglianze fisiche (e poi anche temperamentali) al bambino con sé stessi o con membri della propria famiglia o con quella del coniuge (è tutto suo padre, assomiglia al nonno, ecc).
   2. Quando il legame di filiazione si è creato, il genitore cerca di “funzionare” nel suo nuovo ruolo. Si tratta quindi di acquisire, procedendo a tentoni, l’esperienza e la competenza di madre e padre, per adattarsi al nuovo arrivato e ai suoi bisogni. A volte la mamma prendendo coscienza delle proprie responsabilità può non sentirsi all’altezza del nuovo compito. Attraversa così il “baby blues”, uno stato depressivo passeggero, che può comparire tra il secondo e il quarto giorno dopo il parto, in cui occorre elaborare il lutto della madre perfetta e della relazione fusionale ideale della pancia, per diventare una madre “sufficientemente buona” (Winnicott) e relativamente adeguata. In questa fase il ruolo del padre è molto importante, come figura di sostegno e di conforto sul livello sufficientemente buono delle cure dispensate al bambino e per non far sentire sola la madre nello svolgimento di questo nuovo compito.
    3. Infine, genitori e bambino trovano un adattamento sufficientemente adeguato. La madre, in condizioni favorevoli si libera del senso di incompetenza, adattandosi al bambino, grazie al processo di conoscenza reciproca in corso, alle scoperte fatte e alla rinuncia dell’idea di “madre perfetta”. Si instaura così una sintonia tra i ritmi del bambino e quelli della mamma che rinforza l’attaccamento positivo e permette l’investimento emotivo reciproco. Attraverso queste tre tappe si instaura un vero legame di attaccamento.

I COMPITI DEI GENITORI
Tra i compiti che attendono i neogenitori troviamo:

  •  La creazione di uno spazio sia fisico che “psichico” per il bambino. Ciò comporterà la modificazione del sistema familiare la necessità di raggiungere un nuovo equilibrio.
  •   Il prendersi cura del bambino, sia nel senso dei bisogni primari, che in senso affettivo e normativo.
  •   Lo stabilire solidi ma permeabili confini dentro e fuori la coppia, di modo che la relazione adulto/bambino oppure l’invasione della famiglia allargata, non vada ad inficiare la relazione madre /padre, mettendo a rischio l’unione coniugale.
  •   La capacità di modulare nella crescita del figlio concessioni ed regole educative sulla base delle sue necessità di separazione/individuazione.


La genitorialità presuppone un insieme di funzioni dinamiche e relazionali che rappresentano gli aspetti evolutivi del percorso maturativo della persona. “Prendersi cura di”, e quindi maturare il desiderio generativo, è uno degli stadi della crescita umana. Esso non presuppone necessariamente la nascita di un figlio reale, ma rappresenta uno spazio mentale e soprattutto relazionale, dentro il quale convergono diversi fattori propri della persona (storia affettiva, mondo degli affetti, legami di attaccamento, mondo fantasmatico, capacità relazionale, aspetti narcisistici, sessualità, capacità di contenimento e regolazione emotiva, capacità di cambiamento, di autonomia e di dipendenza “positiva”, di differenziazione e individuazione personale, rapporto con le regole e con il sociale).

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