La figura dello Psicologo nel lavoro con i Genitori

PSICOLOGO E PREGIUDIZI
Il pensiero di “andare dalla psicologo” può spaventare molto i genitori e la famiglia in generale. L’idea di dover consultare uno psicologo può intimorire i genitori rispetto ad una diagnosi o una problematica che può riguardare il proprio figlio. Molti sono i pregiudizi nei confronti di questa figura per cui spesso si associa erroneamente la figura dello psicologo a quella di “malattia mentale” o ad un senso di fallimento (“se porto mio figlio dallo psicologo allora non è normale, ha qualcosa che non va…” “se porto mio figlio dallo psicologo allora significa che non sono un buon genitore, che ho fallito come genitore”). In realtà non c’è niente di male a chiedere aiuto o semplicemente un confronto con un professionista perché lo psicologo non ha lo scopo di sostituirsi al genitore bensì di aiutarlo a ritrovare la propria funzione genitoriale. Questo può essere importante per chiarire e comprendere più nello specifico cosa sta vivendo il proprio figlio in quel momento specifico della sua vita, una situazione che magari mette in difficoltà i genitori ed evidenzia un disagio, spesso momentaneo, nel bambino.


PERCHE’ ANDARE DALLO PSICOLOGO?
Fondamentale è considerare in primis il benessere del bambino, anziché le proprie paure o i pregiudizi. Le situazioni per le quali potrebbe rendere necessario un confronto con uno psicologo vanno da un semplice disagio che il bambino può avvertire e che i genitori non riescono a gestire, a difficoltà comportamentali, problemi relazionali o legati all’autostima, disagi emotivi (ansia, fobie, iperattività, introversione o umore depresso, difficoltà nella gestione della rabbia e dell’aggressività), disturbi del sonno o del comportamento alimentare, difficoltà negli apprendimenti, grandi cambiamenti vissuti in famiglia (come la nascita di un fratellino, un trasloco, la separazione dei genitori, un lutto o una malattia in famiglia). Ovviamente ci sono molte altre circostanze in cui si può sentire l’esigenza di rivolgersi ad uno psicologo. Possono essere situazioni per cui comunque parlare con un professionista può fornire semplici chiarimenti rispetto al ruolo educativo del genitore e delle maestre o insegnanti.


Risulta molto importante a livello culturale normalizzare la figura dello psicologo. Andare dallo psicologo ha una funzione di prevenzione e di cura, senza allarmismi. Ci si può rivolgere a uno specialista anche in casi non gravi. E’ importante quindi vedere lo psicologo come una figura di riferimento per i genitori e per la scuola al pari del pediatra.


IL RUOLO DELLO PSICOLOGO
Lo psicologo nel suo lavoro con i genitori rappresenta innanzitutto una risorsa e una guida per loro. Il suo compito è quello di accogliere i genitori e contenere le loro emozioni, quelle positive ma anche e soprattutto quelle negative, come angoscia, dolore, senso di colpa, rabbia, fatica aiutandoli a dare un senso a queste emozioni. In un clima accogliente e non giudicante inizialmente egli si muove tra la necessità di raccogliere informazioni e il rispetto delle esigenze genitoriali e del bambino, evitando loro uno stress eccessivo. 


Una funzione importante assunta dal terapeuta è quella di “terzo occhio”, rispetto alla coppia formata da figlio e genitori, che fornisce un punto di vista “altro” da cui guardare le cose e permette una differenziazione, un’amplificazione, della visione delle cose di ciascuno, evitando che prevalga il modo di sentire o pensare di un solo componente. Il compito del terapeuta è quello di favorire il più possibile la trasformazione della situazione attuale per permettere la ripresa del normale percorso di sviluppo nel bambino, attraverso l’elaborazione delle emozioni provate dai genitori e l’attivazione e la riequilibrazione delle funzioni genitoriali.


Lo psicologo con il suo sostegno promuove le risorse personali e le capacità dei genitori, facendo emergere i punti di forza e le risorse del sistema famigliare, le qualità e le potenzialità del loro bambino. Fondamentale è la costruzione con i genitori di una buona alleanza terapeutica e la condivisione delle finalità del lavoro che si sta svolgendo. Durante gli incontri è importante anche l’osservazione e la riflessione condivisa sul comportamento del bambino e sul suo mondo emotivo interno, allo scopo di aiutarli a comprendere meglio la situazione. In questo processo è rilevante anche la fiducia che il terapeuta dà ai genitori stessi, e l’incoraggiamento di sentimenti positivi quali la speranza e l’amore genitoriale, per permettere loro di poter accedere alle parti migliori di se e modificare la situazione operando delle trasformazioni che rimettano in moto i processi evolutivi, sfruttando le risorse dell’intero nucleo familiare.


Il lavoro del terapeuta si svolge sempre CON i genitori, e mai SU di loro, in una costante attività di collaborazione e scambio, poiché chi meglio dei genitori conosce il proprio bambino?

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